Powerlifting e combattimento, diamoci un taglio

Negli ultimi anni la preparazione atletica, il così detto strenght and conditioning, ha assunto, giustamente, sempre più rilevanza arrivando alle volte ad essere considerata ridicolmente più importante delle qualità tecniche.

Quando si parla di preparazione e allenamento della forza non si può fare a meno di citare il powerlifting. Il powerlifting è uno sport di forza che ha come scopo quello di sollevare più carico possibile nelle sue 3 alzate: lo squat, la panca e lo stacco da terra (deadlift).

Questa disciplina, ormai di moda, ha raggiunto un consenso tale da rubare una grossa fetta di attenzione al culturismo nel settore fitness. Sempre più amatori si cimentano nelle tre alzate cercando di migliorare i propri record personali.
L’obbiettivo comune è solitamente quello di raggiungere i famosi parametri: panca 1,5 bw, squat 2 bw e stacco 2,5 bw (bw= peso corporeo)

Powerlifting e Striking, un problema di fondo

Il powerlifting è uno sport di forza pura, le discipline da schermistica no.
Questo deve essere un concetto fondamentale: negli sport come il pugilato, la kick boxing e la muay thai la forza non è la capacità fondamentale.

Gli sport da percussione fanno affidamento più profondamente su altre capacità fisiche come la reattività, il tempismo e la resistenza. Il gioco però si complica ancora perché il combattimento è situazionale, ossia presenta un numero elevatissimo di variabili tali da lasciare ancora meno spazio alle abilità muscolari e rendere più importanti tattiche, strategie e visione.

Chiariamoci: la forza è importante e va a contribuire anche in maniera significativa nelle prestazioni di un fighter, solo che non essendo la capacità più importante per lo striking un atleta che dedica più tempo alle tre alzate del powerlifting che al fiato sta decisamente sbagliando strada.

La forza

Tutto quello che scriverò d’ora in poi è a mio rischio e pericolo, negli ultimi mesi ho messo al vaglio determinati dogmi e questo di norma non piace mai a nessuno. Non ho dati ne ricerche a sostegno delle mie parole che altro non sono che il frutto di osservazioni nel tempo.

La forza non è appannaggio del powerlifting.
Tante discipline utilizzano e sviluppano la forza, anche chi fa calisthenics sviluppa una forza importante e tante skills di questa disciplina hanno transfert migliori di una panca piana per un fighter. Un front lever, per esempio, richiede un addome estremamente forte e questo è ben più importante di 100 kg di panca.

Snatchare in continuazione un kettlebell per un bel po’ di tempo insegna al nostro corpo ad alternare tensioni importanti e rilassamenti costantemente, proprio come succede in un incontro. Non solo: proprio come le percussioni i kettlebel vengono mossi (nello snatch e in altri esercizi) da contrazioni violente che durano pochissimo tempo e non diversi secondi come uno squat.
Questi strumenti sono diventati fondamentali nel mio metodo d’allenamento, tanto da aver rubato parecchio spazio al bilanciere.

Squat e panca

Mi fischiano già le orecchie.
A mio modestissimo parere sono due esercizi praticamente inutili per uno striker, anzi penso che lo squat, arrivati ad un certo punto, possa essere quasi deleterio per un fighter che utilizza tanto le gambe. È un sospetto che ho maturato da un po’ di tempo e concretizzato parlando con un amico degli USA con un importante passato nell’atletica: nel suo college a loro (velocisti) e ai saltatori era proibito fare squat.
L’idea che mi son fatto è che alcuni soggetti soffrano questo esercizio: il fatto di dover controllare l’eccentrica per finire in buca in maniera ottimale e uscire da questa in tempi non proprio esplosivi, finisce in qualche modo per settare il soggetto in uno stato di tensione costante. Un po’ come succede quando si tende a lavorare costantemente in grind.

La panca ha poco transfert sui pugni contrariamente a quello che verrebbe da pensare. Le linee di spinta sono completamente diverse e la gestione delle scapole e opposta.
In un pugno la forza nasce sempre da una torsione e una spinta (addome, glutei e polpacci) e prosegue con un abduzione del braccio a carico del deltoide (porzione anteriore e laterale). Il pettorale lavora poco, nella panca invece ha il grosso del lavoro.
Una military press è più efficiente e meno stressante dal punto di vista articolare.

Alla fine della fiera…

Escludere le alzate del powerlifting dalla propria preparazione? Decisamente no, ma credo che sia opportuno ridimensionarne l’importanza. Perché è vero che abbiamo dei parametri di riferimento ma questi sono per lo più utili “per farsi un’idea” dei valori.
Personalmente ho rilegato la panca e lo squat a ruoli complementari. Sono quegli esercizi che inserisco nei giorni di scarico sia per me che per quelli che seguo.

Se uno ha come fine personale avere dei buoni carichi nelle tre alzate allora è giusto che si alleni per quelli ma non pretenda che trasformino il proprio striking.

Sia chiaro, a me piace molto come sport il powerlifting e credo che il mondo del fitness e dell’allenamento ricreativo debba tantissimo a questa disciplina. Più o meno come il crossfit.
Entrambe sono due discipline molto interessanti ma la preparazione atletica è cosa diversa, e col passare del tempo mi trovo sempre più in linea con GSP.

Capisco bene che il contenuto di questo post possa essere ampiamente non condiviso. Ci sta, qualche anno fa probabilmente non sarei stato d’accordo nemmeno io.

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