Head shot – come funziona il knock out

In un precedente articolo abbiamo parlato di come funzioni il knock out per un colpo al fegato, il marchio di fabbrica di Nieky Holzken.
Questa volta vorrei spendere due parole sul “fuori combattimento” provocato da una percussione al capo.

Cosa è un Knock out

Quando parliamo di ko ci riferiamo alla situazione nella quale un pugile, in seguito ad un colpo subito, perde il controllo motorio e finisce in stato di incoscienza o in uno stato confusionario che gli impedisce di proseguire un incontro.

Viene invece considerato knock down quando l’atleta viene sì atterrato ma riesce comunque a riprendere il controllo per portare avanti il combattimento entro i dieci secondi.

La meccanica

In realtà non si è completamente certi del processo fisiologico che porti alla perdita di coscienza, quella che andrò ad esporre è la visione più comune.

Il meccanismo da ko negli sport da percussione è sempre traumatico, tipicamente il movimento di torsione improvvisa del cranio (su tutti i piani) crea accelerazioni del capo e scuotimenti dell’encefalo.
La fluttuazione traumatica del cervello sulle pareti ossee causa delle commozioni di diversa entità, queste creano un forte sbilanciamento dell’ambiente elettrolitico (ricordiamoci che l’ambiente cerebrale è ricco di acqua) con conseguente mal funzionamento delle membrane cellulari. Significa che il rilascio dei neurotrasmettitori sarà alterato: il nostro cervello va in tilt, non riesce più a elaborare le informazioni e va a resettarsi; tipo windows me…

Una variante

Non sempre il knock out nasce da un trauma cranico: I più attenti avranno notato che spesso gli high kick vanno ad impattare sul collo più che sul cranio.
In questo caso il fuori combattimento è causato dal fenomeno del riflesso del seno carotideo.
Il colpo fa registrare un’altissima pressione arteriosa ed il nostro cervello reagisce attivando il sistema nervoso parasimpatico (quello che media il riposo, ne parleremo in futuro) che farà crollare la frequenza cardiaca e la pressione ematica. L’atleta sviene.

A mio personalissimo parere c’è da considerare che nel collo passa anche il nervo vago che è il mediatore del s.n. parasimpatico. Benché sia situato in profondità non mi sento di escluderlo dalla dinamica traumatica…

Prevenzione

C’è la comune convinzione che l’allenamento dei muscoli cervicali aiuti a ridurre il rischio di knock out ma personalmente non credo che funzioni troppo.
Le percussioni hanno sempre una forza superiore a quella che la muscolatura del capo può esprimere. Sebbene un collo forte possa ridurre le forze torcenti gli è comunque estremamente improbabile assorbire tutte le forze generate.
Avere una muscolatura sana e forte la ritengo piuttosto una buona prevenzione ai traumi cervicali.

L’uso di attrezzature protettive come il caschetto può ridurre il trauma osseo ma non sono ugualmente convinto della capacità di assorbimento delle forze che generano torsione.
Per quanto riguarda lo sparring è meglio utilizzare dei guantoni di pezzatura superiore (14oz) che assorbono decisamente meglio gli urti.

La natura ha regalato ad alcuni atleti la capacità di resistere a traumi che stenderebbero un toro, ne è un esempio lampante Golovkin. Questa qualità non è allenabile e se lo fosse si parlerebbe comunque di una percentuale di miglioramento trascurabile, è infatti accertato che l’accumularsi dei traumi tende a far calare la resistenza ad essi.
Per tutti noi poveri mortali vige la legge: Always protect yourself”

Cura

Un knock out può essere il sintomo di una grave commozione cerebrale.
Dopo averlo subito è d’obbligo una visita medica, nei casi più gravi è possibile tornare all’attività agonistica dopo 6 mesi o addirittura dare uno stop definitivo alla carriera, come è successo a Joseph Valtellini.

Un danno cerebrale non è un gioco, ignorare i dettami medici può portare alla morte.

Uno stop dalla attività agonistica però non significa non allenarsi: le attività di endurance, il classico cardio insomma, a bassa intensità paiono aumentare i livelli NGF (una proteina che promuove la crescita del tessuto nervoso) e potenzialmente dare una mano nel recupero.

Come già citato nel precedente post, il canadese Valtellini ha detto al JRE di aver utilizzato l’olio di CBD per il recupero. Sto cercando di informarmi più nel dettaglio, vi terrò informati…

Per concludere: mento basso e guardia alta, sempre.

3 comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *