L’arte del combattimento: Mushin

Il ring è un duro banco di prova, sei lì da solo contro un avversario che ha tutta l’intenzione di battersi e di stenderti. Tu vorresti fare altrettanto eppure non è facile esprimersi al meglio delle proprie capacità.

Una delle difficoltà maggiori che incontra un novizio sul ring è l’incapacità di riportare sul quadrato le abilità tecniche, fisiche e mentali sempre ben presenti in allenamento.
Una delle cause principali è la tensione, con l’esperienza riusciremo a gestirla e far sì che la sua influenza sia sempre meno importante sull’esito della nostra prestazione.

La tensione può impedirci di fare quello che e come vorremmo farlo, ma non quello per cui ci siamo allenati; se lo abbiamo fatto adeguatamente almeno…
Mi spiego meglio, per la tensione potremmo essere legnosi, rigidi e non riuscire a portare determinate tecniche, ma difficilmente ci impedirà di bloccare i colpi e rimetterli anche se sporchi.

Quello sul quale vorrei soffermarmi ora è il concetto, caro alle arti marziali giapponesi, di mushin, senza mente.
Questo concetto che nasce nelle scuole zen sta ad indicare, nel caso del combattimento, la capacità di eseguire determinate azioni inconsapevolmente:
“…è come quando qualcuno ti lancia una palla e tu, senza pensarci, usi le mani per afferrarla. Oppure quando ti trovi improvvisamente di fronte all’auto un bambino e tu freni automaticamente. Se tu provi a colpirmi , intercetto il colpo e lo restituisco, senza neppure pensarci.
[…]Secondo i maestri zen mushin opera quando chi agisce è separato dall’atto stesso e non c’è alcun pensiero che interferisca con l’azione”*

Ora, senza andare a scomodare la filosofia zen, stiamo parlando di automatismi.
Gli automatismi a volte vengono definiti come riflessi condizionati (di nuovo l’esempio dell’automobile), per far sì che si attivino sono determinanti alcuni fattori: per frenare istintivamente devo essere un minimo avvezzo alla guida, per rimettere un calcio devo essere abituati a farlo.
Ripetendo un determinato gesto in una determinata situazione si creerà nel nostro cervello un percorso neurale che, passando e ripassando su di esso, diverrà un’autostrada sgombra così che le nostre gesta possano fluire liberamente. Il motivo è lo stesso per il quale si impara suonare automaticamente, con la differenza che il nostro non sarà una risposta a volontà conscia, bensì una risposta ad uno stimolo esterno.

Innestare automatismi è, secondo me, una delle chiavi per essere un fighter efficace. Questi in genere possono risultare delle vere e proprie chiavi di volta. Una bella rimessa può aprire la strada per una serie molto pesante, non solo, è lo stesso meccanismo che fa scattare l’opportunismo agonistico ossia la capacità di sfruttare le carenze difensive momentanee e riuscire a portare il match a casa: “l’ho solo visto cadere non so bene come ho fatto”

Come innestare certi automatismi? Allenandosi. Solo la continua pratica e la ripetizione ossessiva dei movimenti riescono a creare quei percorsi neurali che bypassando la mente conscia agiscono.
Purtroppo sono allenamenti monotoni e l’eccellenza non passa mai per il divertimento, o meglio “noi siamo quello che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un’azione ma un’abitudine” (Aristotele).
Una serie ottimale per il nostro stile di combattimento ripetuta ad oltranza diverrà un’azione automatica. La stessa cosa vale per le abilità difensive e i pugili sono dei maestri in questo tipo di lavoro, passano una maera di ore a fare dei movimenti minimi e fluidi, poi riportano tutto sul ring mostrandoci delle capacità da extraterrestri.

Percepire gli automatismi è normale dopo un po’ di pratica di uno sport da combattimento o un’arte marziale da contatto, questi sbucano quotidianamente nella vita di tutti i giorni. Piccoli sussulti del capo quando qualcuno muove la mano un po’ più velocemente del normale, oppure la capacità tutta maschile di percepire inconsciamente qualsiasi cosa si avvicini troppo alle palle! Insomma non sarò l’unico ad aver messo un blocco duro ad un’amica che cercava di prendermi giocosamente a calci?!
Mi sentii terribilmente in colpa e allo stesso tempo compiaciuto…

La tensione può fare tanti danni, ma riuscire ad installare certi schemi motori (pardon motor patterns) può aggirarla efficacemente e ridarci subito fiducia nelle nostre capacità.
Questo tipo di lavoro condizionante risulta, a mio parere, fondamentale anche nella difesa personale e per strada, situazioni in cui la tensione è sempre presente.

Decidendo di allenare gli automatismi dovremmo porre la massima cura su ogni singolo gesto, questo perché gli automatismi presentano delle falle… ma ne parleremo in un futuro post.

Buona pratica

*Bruce Lee da “Lo zen e le arti marziali” di J. Hyams

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